Adsum · io sono qui

La Messa della tua comunità per chi non può esserci.

Adsum trasmette in diretta l’audio della Messa della tua chiesa: chi non può esserci la ascolta dal telefono, nello stesso istante in cui la vive l’assemblea, senza installare nulla. Con la traduzione e i sottotitoli raggiunge anche chi parla un’altra lingua e chi non può udire.

«Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». MT 28,20

Un euro al giorno per chiesa

La tua chiesa Santa Messa in diretta SOTTOTITOLI Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito. Italiano · English
A chi arriva

Perché nessuno resti fuori

C’è chi non può essere presente in chiesa, e chi, pur essendovi, avrebbe difficoltà a partecipare pienamente. La celebrazione si fa accessibile:

alle persone che non possono raggiungerla

«...malato e mi avete visitato...» MT 25,36

Anziani, malati, chi non può uscire di casa. L’assenza fisica non diventa solitudine: anche da lontano si prega insieme alla propria comunità.

alle persone che non ne parlano la lingua

«...perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua». AT 2,6

Turisti e comunità migranti seguono la celebrazione tradotta in tempo reale. Molte lingue, una sola preghiera.

alle persone che non possono udirla

«Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro...» IS 29,18

I fedeli non udenti leggono la celebrazione parola per parola. Una via diversa, la stessa Parola.

La missioneChe nessuno resti escluso dalla Messa della propria comunità.

La missione di Adsum è una sola: che nessuno resti escluso dalla Messa della propria comunità. Ogni chiesa dispone di una stanza semplice da raggiungere: un link da aprire, nello stesso momento in cui l’assemblea si raccoglie in preghiera.

C’è chi non può essere presente in chiesa, e chi, pur essendovi, avrebbe difficoltà a partecipare pienamente. A ciascuno la stessa celebrazione si fa accessibile, secondo ciò di cui ha bisogno.

A chi non può raggiungerla.

«...malato e mi avete visitato...» MT 25,36

Agli anziani, ai malati, a chi è impossibilitato a uscire di casa. L’assenza fisica non deve diventare solitudine: anche da lontano si può pregare insieme alla propria comunità, nello stesso istante, e sentirsene parte.

A chi non ne parla la lingua.

«...perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua». AT 2,6

A chi vive lontano dalla propria terra e non comprende la lingua della celebrazione: la traduzione in tempo reale apre a tutti la stessa liturgia. Molte lingue, una sola preghiera: un segno di quella Pentecoste in cui ciascuno udiva annunciare nella propria lingua le meraviglie di Dio. Anche il nome porta in sé questo desiderio di universalità: una parola antica, capace ancora oggi di essere compresa e pronunciata in ogni parte del mondo.

A chi non può udirla.

«Udranno in quel giorno i sordi le parole del libro...» IS 29,18

Ai fedeli non udenti: i sottotitoli scorrono accanto alla celebrazione, perché anche chi non sente possa prendervi parte, parola per parola. Una via diversa, la stessa Parola.

Il nome

Eccomi, sono presente

«...dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

MT 18,20

Non dice: «seguo la Messa».
Dice: «sono alla Messa».
La differenza è tutta qui.

Adsum è il modo in cui, da secoli, si risponde a una chiamata: «eccomi, sono presente». Una parola latina, nata dall’unione di ad («presso», «verso») e sum («io sono»): una presenza che si fa vicina. È lo stesso «Eccomi» di Abramo, di Samuele, di Isaia, di Maria.

La Chiesa

«Adsum. Io sono qui per te. Non sei dimenticato».

La comunità si fa prossima: attraversa la distanza, la lingua e il silenzio, e resta accanto.

Il fedele

«Adsum, ci sono».

Chi è lontano risponde unendosi alla preghiera. Chi non conosce la lingua, nella propria. Chi non ode, leggendo. Un solo «Adsum».

Il significato del nomeUna risposta, una disponibilità, una parola condivisa.

Adsum: una parola semplice, antica, essenziale.

Per questo è stato scelto come nome. Perché nessuno perda il legame con la preghiera della propria comunità: chi non può raggiungerla, chi non ne parla la lingua, chi non può udirne la voce. A tutti, Adsum offre un modo per dire: «io sono qui».

Una risposta

Adsum non descrive un servizio: dà voce a una presenza.

È una risposta: qualcuno chiama, e qualcuno risponde. È una parola al presente: non «ci sono stato», non «forse verrò», ma «ci sono, ora». Ed è pronunciata in prima persona: non la descrizione di un gesto altrui, ma la voce di chi prega e desidera restare unito alla propria comunità.

La voce di chi si rende disponibile

«Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». LC 1,38

Nella Chiesa, «Adsum» è la parola di chi accoglie una chiamata. Ancora oggi, nel rito dell’Ordinazione, quando il candidato è chiamato per nome, avanza e risponde: «Adsum». Un gesto semplice e solenne insieme: la disponibilità di chi offre se stesso al servizio della comunità.

È lo stesso «Eccomi» che risuona in tutta la Scrittura, la risposta di chi, chiamato da Dio, si rende disponibile. Così rispose Abramo; così Samuele, alzandosi nella notte; così Isaia, offrendosi: «manda me»; così Maria, accogliendo la chiamata con il suo sì. È la voce di chi risponde a Dio.

Per questo non è un nome qualunque: è già un atto di comunione. Affidarlo a chi sperimenta una distanza significa offrire più di una trasmissione: custodire un legame e ricordare che nella Chiesa nessuno è lontano.

Una parola condivisa

«...se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui». 1 COR 12,26

Adsum non appartiene a una sola persona: è la parola che la comunità e il fedele si scambiano.

Da una parte, la Chiesa che dice: «Adsum. Io sono qui per te. Non sei dimenticato». Dall’altra, ciascuno che può finalmente rispondere, a suo modo, secondo ciò che è e ciò che vive.

Chi è lontano risponde unendosi alla preghiera della propria comunità, quando il corpo non può esserci. Chi non conosce la lingua risponde nella propria, e ciò che gli era estraneo torna familiare. Chi non ode risponde leggendo, raggiunto da una Parola che gli si fa accanto. Tre modi diversi di pronunciare la stessa parola, un solo «Adsum».

Ed è forse questo il senso più profondo del nome: non è soltanto il fedele a raggiungere la Chiesa, è la Chiesa che si fa prossima, che attraversa la distanza, la lingua e il silenzio, e resta accanto. Perché la comunione non si misura in metri, ma nella capacità di esserci gli uni per gli altri.

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adsum@corvoventure.com

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Significato del logoDue mani giunte, una stola, una scintilla d’oro.

Il marchio di Adsum è una sola lettera, la A del nome, e in essa si incontrano due immagini.

La prima è quella di due mani giunte in preghiera: due piani che salgono e si toccano in alto. Sono le mani di una comunità raccolta, e in quel medesimo gesto sono accolti anche coloro che, altrimenti, ne resterebbero ai margini: chi è lontano, chi non ode, chi non conosce la lingua. Non la preghiera di uno solo, ma di una comunità che si leva, e con essa anche chi, finalmente, può prendervi parte, in un’unica offerta condivisa.

La seconda è una stola: le due aste che scendono dall’apice sono le bande della stola che il sacerdote riceve nell’Ordinazione, quando risponde «Adsum» («eccomi»), e che porta sulle spalle come segno del servizio. Così un’unica immagine custodisce due movimenti della stessa carità: le mani che si levano in preghiera, e il servizio del pastore che viene incontro, che porta la Parola fin dove qualcuno non può giungere.

Fra le due aste rimane un vuoto: non un’assenza, ma il luogo dell’incontro, dove una stessa parola passa nei due sensi. Chi vive una distanza dice «Adsum, ci sono», finalmente presente alla preghiera della sua comunità. E la comunità, nella voce del suo pastore, gli risponde «Adsum, io sono qui per te». È un’unica promessa, che raggiunge ciascuno là dove incontra un limite. Vengo fino a te se è la distanza a trattenerti. Mi faccio leggere se la voce non ti giunge. Parlo la tua lingua se le parole ti restano straniere. Non sei tu a dover raggiungere me: sono io a venire fino a te. È l’«Eccomi» che attraversa la Scrittura, ora rivolto a chiunque resterebbe fuori.

All’apice, dove le due aste si congiungono e dove le mani si incontrano, arde una scintilla d’oro: una fiamma, eco della Pentecoste, quando ciascuno udì annunciare le meraviglie di Dio nella propria lingua. È il punto dell’incontro e dell’«Eccomi» che vi si accende.

E quella fiamma scende su tutti.

Anche farsi vicino è già un modo di farsi capire.

La stessa luce raggiunge chi comprende perché ha la traduzione,
chi comprende perché può leggere insieme agli altri,
e chi comprende perché qualcuno, semplicemente, è venuto fino a lui.

Il corpo del segno non porta un colore solo: sale dal viola al rosa, dal basso verso l’alto. Non è una tinta, è un cammino: l’attesa che si fa presenza.

Il viola è il colore di chi attende: l’abito che la Chiesa indossa in Avvento e in Quaresima, nei tempi della veglia e della preparazione. Il rosa è la gioia che trapassa quell’attesa quando il compimento è ormai vicino: non un rosa qualsiasi, ma il colore che la Chiesa veste soltanto due volte l’anno, come un raggio che annuncia la festa imminente, nella terza domenica d’Avvento, detta Gaudete, «Rallegratevi», e nella quarta di Quaresima, detta Laetare, «Rallegrati». Due inviti, una sola gioia. Il segno custodisce proprio questo passaggio: il viola dell’attesa che, salendo verso il punto in cui le mani si congiungono, fiorisce nel rosa della gioia che già si avvicina.

L’oro resta una sola scintilla all’apice: solennità sobria, il punto dell’incontro.